top of page
falcolarga.jpg

la mostra antologica nel centenario della nascita

ALBERTO BARDI - Dipinti 1964 / 1984

DISCRETO CONTINUO

 

a cura di Claudia Terenzi

 

L’impegno di Alberto Bardi come pittore fino all’inizio degli anni ’60 era piuttosto discontinuo, prima per la partecipazione alla Resistenza come comandante partigiano, e poi per gli incarichi politici che lo portarono in varie città italiane. Dal ’62 si stabilisce definitivamente a Roma, dove qualche  anno  dopo  assume  l’impegno di dirigere la Casa della Cultura, impegno che manterrà fino alla morte nel 1984. La sua pittura era sostanzialmente figurativa, sia pure con una estrema essenzialità e senza indugi descrittivi, una sorta di generica adesione al neocubismo, come per gran parte degli artisti usciti dalla guerra e dal dopoguerra. Negli anni ’60 avviene un cambiamento decisivo: la figurazione si scompone, fino adessere completamente superata, le pennellate diventano più rapide e aggressive, i colori si accentuano in decisi contrasti. Una pittura gestuale i cui ripetuti esperimenti si possono vedere nei tanti fogli di giornale (soprattutto L’Espresso, talvolta anche L’Unità) ricoperti di segni spessi, vorticosi, nel tentativo di ottenere una efficace sintesi espressiva tra colori, gesto, istinto pittorico.

Questi fogli sembrano quasi una prova di getto per arrivare poi a conquistare sulla tela un maggiore equilibrio, pur mantenendo lo stesso movimento compositivo, più controllato, fino a ricoprire l’intero supporto e raggiungere un delicato effetto cromatico.
Alla fine degli anni ’60, un nuovo cambiamento in senso strutturalista: una pittura astratto geometrica, che sembra riconsiderare in modo nuovo le esperienze delle avanguardie storiche, basata sulla proiezione di forme essenziali e di colori ricondotti alla loro funzione primaria. Questo periodo va dal ’68 al ’74 circa, nel momento in cui subentra una nuova fase, tecnicamente molto complessa, basata su sottili, fittissimi ritmi lineari che creano intense suggestioni di colore e di vibrazioni. Sono delle textures ottenute con un procedimento abbastanza innovativo attraverso un sistema di matrici pastellate e una attenta, complessa manualità. E’ forse questa la fase più affascinante del lavoro di Alberto Bardi, ed anche quella più apprezzata dalla critica. Oltre ad un’ovvia progettualità all’origine di queste operazioni, vi è anche qualcosa di imprevedibile nello scoprire la tela e vedere la fusione tra pastelli a cera e tempera, segni, ritmi e illuminazioni.
Ma ogni fase raggiunta, sia pure con successo, non arresta la sua ricerca. Difatti, un metodo così particolare come quello descritto, adatto ad infinite variabili, rischiava di diventare troppo costrittivo. E quindi, l’esplosione di colori nelle tele e nelle carte degli ultimi quattro anni, una sorta di reazione a quella ricerca analitica degli anni precedenti, il bisogno di ritrovare nella pittura una più diretta istintività e una maggiore carica emotiva. La fantasia, la felicità dei colori hanno il sopravvento in queste opere, e ancora un modo più libero di sollecitare, con passione e rigore, le molteplici qualità della pittura.
In questa mostra vengono presentate le diverse fasi del suo lavoro artistico, mettendo in luce anche l’esperienza e i procedimenti tecnici mostrando, per esempio, per quanto riguarda le textures, le matrici a pastello che ne sono all’origine, gli strumenti con cui realizzava le sue opere. Infine, una documentazione fotografica illustra la sua attività di direttore della Casa della Cultura, attività svolta con passione e con una straordinaria apertura culturale.

CLICCA QUI E SCARICA LA LOCANDINA DELLA MOSTRA,

STAMPALA E AFFIGGILA OVUNQUE PUOI!

© 2018 by Archivio Alberto Bardi. Creato con Wix.com

bottom of page